L’incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio di Haruki Murakami

 

Nuotare. A lunghe bracciate, morbide, una dietro l’altra, avanti e indietro fino a sciogliere la tensione, fino a sentire il silenzio dentro di sé e dimenticare il dolore dell’abbandono e del rifiuto.
A chi non è successo?
Ognuno di noi si porta dentro la paura dell’essere inadeguato incolore agli occhi delle persone che ama…E il finale non c’è, a rincuorarci che finalmente Tsukuro troverà un colore che lo contenga.
Signor Haruki, io devo incontrarti. Possibilmente in Giappone. Possibilmente mangiando con te in un bistrot di Tokyo come fai fare ai tuoi personaggi. Possibilmente ascoltando la musica che accompagna lo scorrere dei tuoi romanzi.Possibilmente parlando di tutti gli Tazaki Tsukuru, di tutte le Sara e le Eri, le Shiro, i Watanabe Noboru,i Kafka e così via…
Perché ho bisogno di capire come sia possibile che ogni romanzo mi affascini e mi turbi allo stesso tempo, mi inquieti e mi dia serenità e mi faccia sentire così vicina ad una cultura a me così sconosciuta…

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