La cotogna di Istanbul di Paolo Rumiz

Ci sono storie che acquistano peso ed importanza via via che si tramandano… si raccontano, volano di bocca in bocca, percorrono strade, città, varcano i confini delle nazioni senza che siano scritte, affidate solo alla magia della narrazione orale.
Questo racconto possiede proprio questa caratteristica: scritto al ritmo di ballata, piano piano ti avvolge e ti conduce a passo di danza in un vortice di emozioni e di passioni di una umanità magica e malinconica.
E’ di Max e Masa, e del loro amore, che si racconta.
Masa, la bella Masa “occhio tartaro e femori lunghi, occhi come grani di uva nera”.
Sulle note della ballata Žute dunje, «Gialle Cotogne», in una invernale notte bosniaca scaldata da gelida vodka, comincia la storia d’amore fra i due protagonisti.

Žute dunje

Fu l’amore fra due giovani
Per un mese per un anno,
quando chieser di sposarsi,
di sposarsi aman aman,
i nemici disser no.

S’ammalò Fatma la bella
Figlia unica di madre.
Per guarir mi porterai,
lei gli disse aman aman,
la cotogna d’Istanbùl.

La cotogna andò a cercare
fin nella città imperiale
ma tre anni lui sparì,
per tre anni aman aman,
per tre anni niente più.

Tornò alfine con la mela
Ma trovò il suo funerale.
Gridò a tutti di fermarsi:
vi darò tutto il mio oro
se baciare la potrò.

Ascolta Zute Dunje – Goran Bregovic

 

 

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